{"id":402,"date":"2023-02-22T10:22:24","date_gmt":"2023-02-22T09:22:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=402"},"modified":"2023-02-22T10:22:25","modified_gmt":"2023-02-22T09:22:25","slug":"se-ce-feeling-con-il-paziente-le-cure-funzionano-meglio-quando-la-parola-puo-essere-potente-quanto-un-farmaco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=402","title":{"rendered":"Se c\u2019\u00e8 feeling con il paziente le cure funzionano meglio: quando la parola pu\u00f2 essere potente quanto un farmaco"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019esperienza dell\u2019assistenza infermieristica ha dimostrato che gli aspetti tecnici della professione, per essere efficaci, non possono essere scissi dall\u2019approccio e dalla relazione interpersonale. La competenza relazionale, dell\u2019ascolto, della comunicazione tra un Io e un Tu che sono parte fondante del rapporto di cura e del patto di alleanza che si instaura tra curato e curante.<\/p>\n\n\n\n<p>Le modalit\u00e0 della persona di far fronte ad eventi stressogeni quali la malattia, i sintomi, la solitudine, le difficolt\u00e0 di cura dipendono dalla capacit\u00e0 della persona di attivare le proprie risorse, reagendo ed agendo di fronte ad una situazione. Le terapie non farmacologiche sono l\u2019insieme di tutte quelle tecniche e strategie che attraverso un approccio professionale standardizzato e di comprovata efficacia, possono ridurre i sintomi disturbanti e migliorare la qualit\u00e0 di vita influendo sulla percezione di benessere. Le diverse problematiche comportamentali nelle persone affette da demenza talvolta rappresentano l\u2019esternalizzazione di un grande bisogno che si palesa attraverso dinamiche quotidiane spesso di difficile gestione da parte dei familiari e degli operatori.<\/p>\n\n\n\n<p>Le terapie non farmacologiche sono fortemente indicate per la prevenzione e la cura delle problematiche e anomalie del comportamento che insorgono in et\u00e0 avanzata, collegate a demenze senili e Alzeheimer. La loro efficacia \u00e8 anche comprovata nelle persone affette da autismo, patologie psichiatriche, nel trattamento del dolore e del sonno, nell\u2019accompagnamento al fine vita, dove un intervento mirato favorisce quei processi terapeutici atti a riabilitare il livello cognitivo della persona ma anche a gestire l\u2019ansia, l\u2019agitazione psico-motoria, l\u2019apatia e a favorire le relazioni anche dove l\u2019aspetto verbale diventa difficile. Queste terapie possono ritardare l\u2019istituzionalizzazione del malato nelle strutture di lungodegenza ed essere un sostegno nella faticosa assistenza erogata dai familiari e dai professionisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Le terapie non farmacologiche assumono una forte valenza come intervento preventivo. Si distinguono in diverse tecniche quali la bambolo-terapia, la musico-terapia, la terapia del tocco, la validazione della realt\u00e0, la terapia della reminescenza, la realt\u00e0 virtuale, la pet-therapy che possono contribuire a sensibili diminuzioni del carico farmacologico. \u00c8 fondamentale che l\u2019intervento non farmacologico venga individualizzato e scelto in base alle caratteristiche dell\u2019assistito (funzionamento sociale, storia, abitudini, preferenze) e non solo sulla patologia e sul livello di compromissione o anomalia comportamentale.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche specifici interventi sull\u2019ambiente possono positivamente influenzare la risposta della persona assistita. L\u2019infermiere deve essere qualificato all\u2019interno dei servizi che devono coltivare la cultura dell\u2019approccio positivo non farmacologico o contenitivo ed essere in grado di educare i familiari al domicilio, basandosi principalmente sulla relazione interpersonale e sui rapporti empatici ed emotivo-affettivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Le parole, in sostanza, curano il corpo e la mente. In che modo \u00e8 stato spiegato da Fabrizio Benedetti, fisiologo e neuroscienziato noto per il suo libro La speranza \u00e8 un farmaco: <a><\/a>\u2019\u2019Il malato spera di pi\u00f9 di ogni altro. La speranza pu\u00f2 essere indotta dalla persona vicina cos\u00ec come da chi cura. Sono le parole il mezzo pi\u00f9 importante per infondere speranza: parole di conforto, fiducia, motivazione. Oggi la scienza ci dice che le parole sono delle potenti frecce che colpiscono precisi bersagli nel cervello, e questi bersagli possono essere gli stessi dei farmaci che la medicina usa nella routine clinica. Le parole innescano gli stessi meccanismi dei farmaci e in questo modo si trasformano da suoni e simboli in armi che modificano il cervello e il corpo di chi soffre. Recenti scoperte lo dimostrano: le parole attivano le stesse vie biochimiche di farmaci come la morfina e l\u2019aspirina, ma visto che nel corso dell\u2019evoluzione sono nate prima le parole e poi i farmaci \u00e8 pi\u00f9 corretto dire che i farmaci attivano gli stessi meccanismi delle parole. Ma le parole possono fare anche male. Possono essere tossiche e produrre danni, cos\u00ec come i farmaci. Possono indurre ansia, depressione, sconforto, quindi il loro uso deve essere ponderato, per evitare che una malattia gi\u00e0 di per s\u00e9 invalidante venga aggravata da parole avventate e spropositate. Le parole possono guarire. Ma le parole possono anche uccidere. E tutto ci\u00f2 avviene con effetti, meccanismi e azioni simili ai farmaci. La scienza oggi descrive cos\u00ec la speranza, cio\u00e8 come un\u2019entit\u00e0 concreta che ha il potere e la forza di modificare il cervello e l\u2019intero organismo. Parole, speranza e farmaci inducono effetti simili con meccanismi simili\u2019\u2019.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 proprio nei momenti di sofferenza che l\u2019infermiere deve saper accogliere e riconoscere le emozioni dell\u2019assistito per essere facilitatore del processo di guarigione o semplicemente per favorire momenti o istanti di benessere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019esperienza dell\u2019assistenza infermieristica ha dimostrato che gli aspetti tecnici della professione, per essere efficaci, non possono essere scissi dall\u2019approccio e dalla relazione interpersonale. La competenza relazionale, dell\u2019ascolto, della comunicazione tra un Io e un Tu che sono parte fondante del rapporto di cura e del patto di alleanza che si instaura tra curato e curante. 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