{"id":440,"date":"2023-03-13T09:57:16","date_gmt":"2023-03-13T08:57:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=440"},"modified":"2023-03-13T09:57:17","modified_gmt":"2023-03-13T08:57:17","slug":"quando-il-turpiloquio-funziona-da-analgesico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=440","title":{"rendered":"Quando il turpiloquio funziona da analgesico"},"content":{"rendered":"\n<p>Sar\u00e0 capitato, durante l\u2019esperienza lavorativa di ogni infermiere, di sentire un paziente urlare qualche improperio o qualche parolaccia in un momento di particolare dolore. Ma ci siamo mai chiesti per quale motivo si dicano proprio le parolacce quando si prova dolore e quale sia il meccanismo che sta dietro a questo fenomeno? Un recente studio<sup>1<\/sup>, portato avanti dalla rivista Lingua, si \u00e8 posto proprio questa domanda e, attraverso la revisione di oltre cento articoli accademici di diverse discipline, ha analizzato come queste espressioni linguistiche influenzano e sono a loro volta influenzate dal nostro modo di pensare e dalla presenza, ad esempio, di patologie neurologiche o danni cerebrali. Lo studio \u00e8 stato condotto da un gruppo di ricercatori provenienti da tre universit\u00e0 del Regno Unito in collaborazione con la svedese S\u00f6dert\u00f6rn University. Questo studio ipotizza che, quando si dicono parolacce, si attivino strutture profonde del cervello e porzioni diverse rispetto a quelle legate all\u2019attivit\u00e0 linguistica standard. Questo spiegherebbe, tra le altre cose, perch\u00e9 i pazienti con disturbi neurologici e lesioni cerebrali, che compromettono le capacit\u00e0 linguistiche, possano mantenere inalterata la capacit\u00e0 di imprecare o per quale motivo i pazienti affetti da sindrome di Tourette soffrano di coprolalia (un tic che comporta l\u2019emissione involontaria di parole o frasi, ritenute oscene o offensive, non contestualizzabili all\u2019interno della situazione in cui ci si trovi). Una delle parti del cervello pi\u00f9 coinvolte nel meccanismo di regolazione verbale \u00e8 l\u2019amigdala, la parte del sistema limbico che aiuta a regolare le emozioni e che \u00e8 responsabile della creazione e della memorizzazione dei ricordi. Queste ipotesi sono confermate, peraltro, dai risultati di alcuni esperimenti da cui emerge che le parolacce vengano ricordate pi\u00f9 facilmente rispetto a parole pi\u00f9 \u201cneutre\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Emerge anche la correlazione tra le imprecazioni e l\u2019aumento della soglia del dolore. Questa componente viene presa in esame grazie alla ricerca<sup>2<\/sup> di Richard Stephens, docente alla scuola di psicologia della Keele University, che si \u00e8 interessato a questo fenomeno dopo aver sentito sua moglie \u00ab<em>bestemmiare a profusione<\/em>\u00bb durante il travaglio e il parto. Stephens racconta che le ostetriche rimasero impassibili per tutto il tempo. Le stesse spiegarono poi che durante il parto molte donne imprecano o insultano chi le circonda. Incuriosito da questa strana circostanza, Stephen, con l\u2019aiuto di altri ricercatori, chiesero a un gruppo di volontari di sperimentare l\u2019immersione di una mano in acqua ghiacciata e di resistere pi\u00f9 al lungo possibile alla sensazione di fastidio\/dolore sperimentato. La prima volta chiesero di farlo pronunciando ripetutamente una parolaccia (<em>\u00abfuck\u00bb, \u00abcazzo\u00bb<\/em>), la seconda volta gli chiesero invece di fare la stessa cosa ma utilizzando parole neutre o parole senza significato ma dal suono simile a quello di una parolaccia, misurando poi la frequenza cardiaca dei partecipanti durante entrambi gli esperimenti. I risultati dello studio mostrarono che le persone in grado di resistere pi\u00f9 a lungo erano quelle che avevano detto pi\u00f9 parolacce e che, le stesse, valutavano l\u2019esperienza come meno dolorosa e mostravano un aumento maggiore della frequenza cardiaca rispetto a quando che avevano imprecato utilizzando altre parole. Secondo l\u2019ipotesi di Stephens, l\u2019aumento della frequenza cardiaca potrebbe essere legato al rilascio di neurotrasmettitori, primo tra tutti l\u2019adrenalina, che attiva i meccanismi di difesa in momenti di stress e di pericolo, e risulta efficace nel rendere pi\u00f9 sopportabile la sensazione di dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea condivisa dagli studiosi \u00e8 che, in generale, si tratti di un argomento ancora in larga parte sconosciuto, soprattutto per mancanza di informazioni pi\u00f9 approfondite sul meccanismo che regola il rapporto parolacce\/dolore dal punto di vista fisiologico. Una delle ipotesi formulate da Stephens per spiegare la capacit\u00e0 di queste espressioni di influenzare la soglia del dolore, \u00e8 di tipo \u201ccognitivo comportamentale\u201d. Infatti ritiene che il loro radicamento nel linguaggio sia il risultato di condizionamenti che si verificano durante l\u2019infanzia. Si pensi, ad esempio, alle punizioni che genitori e tutori mettono in pratica nei confronti dei bambini quando questi pronuncino una parolaccia. Tali condizionamenti finiscono per rafforzare certe associazioni tra stimoli (parolaccia-punizione) e permangono quindi durante la crescita e nell\u2019et\u00e0 adulta. Per questo motivo si \u201cesplode\u201d soltanto in determinati momenti e contesti, come ad esempio quando proviamo dolore. Ma questo non basta a spiegare per quale motivo, quando si pronuncino determinate parole, il nostro cervello sia in grado di registrare come meno dolorosa l\u2019esperienza che stiamo vivendo. Dal nostro punto di vista ci interessa per\u00f2 sapere che, quando un nostro paziente che sta soffrendo dice parolacce, ci insulta o bestemmia, nella maggior parte dei casi non vuole offenderci ma sta cercando di trovare un modo per superare, inconsciamente, quel momento di difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\" type=\"1\">\n<li>Karyn. Stapleton, Kristy. Beers F\u00e4gersten, Richard. Stephens, Catherine. Loveday. The power of swearing: What we know and what we don\u2019t. Lingua, Volume 277, October 2022, 103406. <a href=\"https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S002438412200170X\">https:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/S002438412200170X<\/a>;<\/li>\n\n\n\n<li>Richard Stephens. Think swearing isn\u2019t big or clever? Think again. The Conversation. February 1, 2017. <a href=\"https:\/\/theconversation.com\/think-swearing-isnt-big-or-clever-think-again-71043\">https:\/\/theconversation.com\/think-swearing-isnt-big-or-clever-think-again-71043<\/a>;<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sar\u00e0 capitato, durante l\u2019esperienza lavorativa di ogni infermiere, di sentire un paziente urlare qualche improperio o qualche parolaccia in un momento di particolare dolore. 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