{"id":871,"date":"2023-04-21T23:26:01","date_gmt":"2023-04-21T21:26:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=871"},"modified":"2023-04-21T23:28:21","modified_gmt":"2023-04-21T21:28:21","slug":"lorrenda-storia-della-nascita-degli-accessi-venosi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=871","title":{"rendered":"<strong>L\u2019orrenda Storia della nascita degli accessi venosi<\/strong>"},"content":{"rendered":"\n<p>La moderna terapia infusiva ha meno di un secolo. Eppure, gi\u00e0 nel 1600 si sapeva che i farmaci potevano essere iniettati in una vena. A causa della mancanza di un appropriato metodo scientifico, i tentativi originali di somministrare fluidi e farmaci per via endovenosa hanno avuto scarso successo.<\/p>\n\n\n\n<p>Come siamo arrivati alle infusioni venose? Attraverso quali orrendi, dolorosi esperimenti siamo dovuti passare prima di arrivare agli accessi venoso periferici e centrali?<\/p>\n\n\n\n<p>William Harvey (1578-1657) \u00e8 fra i primi a studiare anatomia e fisiologia dell\u2019apparato vascolare. I suoi studi nascono dall\u2019idea: \u201cProviamo ad iniettare una sostanza nel circolo ematico!\u201d. Oggi \u00e8 una banalit\u00e0, ma proviamo ad immedesimarci: spostiamoci alla fine 1500 d.C.<\/p>\n\n\n\n<p>La visione dell\u2019anatomia umana degli studiosi di allora era alquanto limitata. Tuttavia, avevano ben chiara l\u2019esistenza di \u201ctubicini\u201d in cui scorre il sangue.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualcuno allora si \u00e8 domandato: \u201cE trovassimo il modo di iniettare qualche altra sostanza dentro?\u201d S\u00ec, una geniale intuizione. O un'idea da psicopatici.<\/p>\n\n\n\n<p>In fin dei conti: una brillante idea da disadattati.<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo fra questi, di cui \u00e8 rimasta traccia: Sir Cristopher Wren, noto ora ai pi\u00f9 per essere l\u2019architetto della cattedrale di Saint Paul, Londra. Nel 1656 segnal\u00f2 che riusciva a reperire una via per convogliare sostanze liquide nel sangue. Il suo metodo? Immobilizzava un grosso cane, applicava un \u201cantenato\u201d del laccio emostatico, ed incideva a valle della legatura. Nel foro, infilava un pennino d\u2019oro o una penna d\u2019oca, al cui altro capo era collegata una vescica di pecora contenente la sostanza da iniettare. Spremendo la vescica, avveniva l\u2019infusione.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cHo iniettato vino e birra nel circolo sanguigno di un cane vivo, in buone quantit\u00e0, finch\u00e9 non l'ho fatto ubriacare (...).\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Importante aggiungere che abbiamo prove storiche che il cane \u00e8 sopravvissuto, \u00e8 ingrassato e in seguito ha cambiato proprietario.<\/p>\n\n\n\n<p>Menzione d\u2019onore al ricercatore meno conosciuto e considerato: Thomas Latta, che nel 1832 salv\u00f2 migliaia di vite grazie a semplici infusioni di fisiologica, durante una devastante pandemia di colera. Dopo la morte di Latta, la tecnica da lui adoperata fu abbandonata per anni: difficile abbattere lo scetticismo del mondo medico per questa nuova tecnica.<\/p>\n\n\n\n<p>L'interesse per l\u2019incannulazione venosa era rivolto non tanto alla somministrazione di farmaci, bens\u00ec verso la trasfusione di sangue. 1964: Francesco Folli (di nome e di fatto) descrive la prima trasfusione ematica. Due persone, un ricevente e un donatore, si stendevano l\u2019uno su un ripiano pi\u00f9 in basso dell\u2019altro. Dopo l\u2019incisione di una grossa vena, i loro circoli sanguigni erano congiunti mediante un sottile tubicino d'argento e una cannula d\u2019osso. Per gravit\u00e0, il sangue usciva dal donatore ed entrava nel ricevente.<\/p>\n\n\n\n<p>Continuano gli esperimenti sugli animali: nel 1844 il francese C. Bernard incannula un cavallo a livello della vena giugulare interna (enorme, in questi animali) arrivando fino al ventricolo destro. Nel 1912, Ernst Unger utilizza un catetere ureterale per incannulare una vena del braccio e della coscia fino alla vena cava superiore. Il posizionamento della punta era valutato sulla base del dolore riferito dal paziente durante la progressione del catetere lungo il braccio!<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1929 Werner Forssmann riesce per primo a documentare con un esame radiografico il posizionamento della punta in atrio destro. \u00c8 inoltre il primo ad illustrare il circolo venoso centrale (1931) iniettando su se stesso del contrasto radiopaco. Questo medico precorre talmente i tempi da essere respinto dal mondo scientifico e professionale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cDi certo non diventerai chirurgo in questo modo!\u201d, gli disse il Professor Ferdinand Sauerbruch, direttore della Cattedra di Chirurgia dell\u2019Ospedale Charit\u00e9 di Berlino. Gli proib\u00ec di proseguire i suoi studi operando sui pazienti.<\/p>\n\n\n\n<p>Forssmann aggir\u00f2 il veto della direzione, usando se stesso come cavia. Descrive cos\u00ec il suo esperimento:<\/p>\n\n\n\n<p>\u201c\u2026in un batter d\u2019occhio mi sono anestetizzato la piega del gomito e ho aspettato che la parte si addormentasse. Quindi ho praticato velocemente l\u2019incisione sulla cute, ho introdotto e spinto il catetere per 30 centimetri, ho coperto con delle garze e con una medicazione sterile.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Vedendo in scopia ho evidenziato la punta del catetere nell\u2019atrio, esattamente dove l\u2019avevo immaginata. Per documentare il tutto ho fatto una radiografia.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Un ulteriore discredito viene dalla morte di una paziente affetta da peritonite&nbsp; purulenta&nbsp; a cui somministra in emergenza un litro di soluzione glucosata e di strofantina attraverso un catetere posizionato&nbsp; con la sua tecnica.<\/p>\n\n\n\n<p>Forssman allora fu definitivamente allontanato dalla Clinica e il suo Direttore lo apostrof\u00f2: \u201cPazzo, meritevole di lavorare solo in un circo!\u201d Forssmann, nel 1956, ricevette il Premio Nobel per la Medicina. Ispirati dai suoi studi ed esperimenti, altri autori come Cournand, e Richards si dedicarono&nbsp; anche al cateterismo cardiaco e agli studi emodinamici.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019intuizione geniale e l\u2019ostinata perseveranza di questi pionieri ha aperto la strada a nuovi e pi\u00f9 sicuri sistemi infusionali, indispensabili per infondere soluzioni iperosmolari o altrimenti irritanti e per permettere gli studi di emodinamica.<\/p>\n\n\n\n<p>FONTI<\/p>\n\n\n\n<p>Millam D (January 1996). \"The history of intravenous therapy\". <em>Journal of Intravenous Nursing<\/em>. <strong>19<\/strong> (1): 5\u201314.<a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/PMID_(identifier)\"> PMID<\/a> <a href=\"https:\/\/pubmed.ncbi.nlm.nih.gov\/8708844\">8708844<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>Anonymous: An account of the rise and attempts, of a way to conveigh liquors immediately into the mass of blood. Philos Trans R Soc London 1665\u20131666; 1:128\u201330<\/p>\n\n\n\n<p>Jardine L: On a grander scale, The outstanding life of Sir Christopher Wren. New York, Harper Collins, 2002, pp 122\u20133, New York, Harper Collins<\/p>\n\n\n\n<p>Bergman NA: Early intravenous anesthesia: An eyewitness account. Anesthesiology 1990; 72:185\u20136<\/p>\n\n\n\n<p>Millam D. The history of intravenous therapy. J Intraven Nurs. 1996 Jan-Feb;19(1):5-14. PMID: 8708844.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La moderna terapia infusiva ha meno di un secolo. Eppure, gi\u00e0 nel 1600 si sapeva che i farmaci potevano essere iniettati in una vena. A causa della mancanza di un appropriato metodo scientifico, i tentativi originali di somministrare fluidi e farmaci per via endovenosa hanno avuto scarso successo. Come siamo arrivati alle infusioni venose? 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