{"id":874,"date":"2023-04-21T23:35:20","date_gmt":"2023-04-21T21:35:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=874"},"modified":"2023-04-21T23:35:22","modified_gmt":"2023-04-21T21:35:22","slug":"problemi-con-i-cvp-non-posizionare-uno-prima-di-aver-letto-questo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nurselifeblog.it\/?p=874","title":{"rendered":"Problemi con i CVP? Non posizionare uno, prima di aver letto questo!"},"content":{"rendered":"\n<p>La procedura di reperimento dell\u2019accesso vascolare \u00e8 vissuta da molti studenti di infermieristica come una misura delle proprie capacit\u00e0. Ovvero: riusciamo a posizionare un CVP di grosso calibro al primo colpo? Ci sentiremo dei GRANDI PROFESSIONISTI.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 cos\u00ec, ovviamente. L\u2019esecuzione tecnica di una procedura non ci rende professionisti, quanto la capacit\u00e0 di combinare nella pratica skills appartenenti ad ambiti diversi, il continuo aggiornamento, e perch\u00e8 no: la passione. E la pazienza. E la precisione. E la capacit\u00e0 di gestione emotiva.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Detto questo, c\u2019\u00e8 un segreto che \u00e8 valido per tutti: saremo eccezionali reperitori di accessi periferici quando\u2026 ne avremo posizionati 100. A qualcuno basteranno 50, per qualcuno serviranno almeno 200. Senza contare che, se non lo facciamo per un po\u2019 di tempo\u2026 dobbiamo riprendere la mano.<\/p>\n\n\n\n<p>E sappi che anche il pi\u00f9 bravo reperitore di accessi venosi ogni tanto sbaglia. E sbagliare, fallire, non \u00e8 giudizio sulla nostra professionalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c9 difficile accettare il fallimento. Io lo metterei in cima alle ultime linee guida su come eseguire la procedura.<\/p>\n\n\n\n<p>Come possiamo giustificare tutta questa tensione psicologica? Perch\u00e9 comprende il \u201cprovocare dolore\u201d al prossimo. Siamo nati e cresciuti in una societ\u00e0 in cui pungere persone con un ago \u00e8 socialmente inaccettabile, e ora svolgiamo una professione che spesso ci mette nella posizione di provocare dolore. Per riuscire a farlo, dobbiamo superare questa cognizione che abbiamo appreso in tenera et\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sappiamo: non ci d\u00e0 alcun piacere (anzi: causare dolore CI provoca dolore), ed il bene che ne deriva supera di gran lunga il disagio. Nonostante questo, reperire un accesso venoso \u00e8 fra le procedure pi\u00f9 temute. Sai anche da chi? Dal paziente. Per una buona cura \u00e8 indispensabile considerare l\u2019aspetto emotivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo assumere un atteggiamento calmo e rassicurante, dimostrando sicurezza. E all\u2019inizio, quando non possiamo essere sicuri, dobbiamo\u2026 simulare sicurezza. Non possiamo aspettare di essere pronti, prima di iniziare: altrimenti non inizieremo mai.<\/p>\n\n\n\n<p>Dobbiamo dedicare tempo a spiegare la procedura e i benefici che il paziente ne trarr\u00e0.&nbsp; Poi: magari il paziente ha domande. Se noi lo informiamo, lui si sentir\u00e0 pi\u00f9 in controllo della situazione (ma anche noi!). A questo punto possiamo raccogliere il consenso informato.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il paziente \u00e8 agofobico, spesso deriva da traumi pregressi. Assicuriamoci di avere tempo. Dobbiamo dedicare massima attenzione a tutte le fasi di preparazione, tenere il materiale nascosto alla vista fino all\u2019ultimo, e magari usare anestetici locali come lidocaina topica. Il paziente potrebbe essere iperteso, tachicardico, tachipnoico, avere sudorazione accentuata, e quando vede l\u2019ago potrebbe diventare bradicardico. Controlliamo fin da subito sia in una buona posizione in caso di svenimento.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, attuiamo la respirazione controllata diaframmatica: insipiriamo gonfiando la pancia. Tratteniamo per tre secondi. Espiriamo.<\/p>\n\n\n\n<p>Se il paziente si fida di noi, copier\u00e0 il nostro pattern di respiro.<\/p>\n\n\n\n<p>Assicuriamoci che il paziente sia comodo, e gli arti siano caldi. La maggior parte delle persone che incontriamo in ospedale non ha vene facilmente reperibili. Soprattutto se fa freddo, o se hanno pressione bassa, se bevono poco, se hanno grasso. Spesso, per\u00f2, quallo che non vediamo con gli occhi, possiamo sentirlo con le dita.<\/p>\n\n\n\n<p>Sai chi \u00e8 il massimo esperto delle proprie strutture venose? Il paziente stesso.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cQual \u00e8 il suo braccio fortunato?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Le prime volte che eseguiamo la procedura, ci sar\u00e0 utile ripassare mentalmente il materiale e le azioni. Se lo facciamo ad alta voce, spiegando al paziente l\u2019utilit\u00e0 di ogni oggetto ed ogni passaggio, serviamo un duplice scopo: ci assicuriamo di aver rifornito il carrello con tutto quello che ci servir\u00e0, e al paziente, perch\u00e9 cos\u00ec gli forniamo controllo sulla situazione (<em>empowerment<\/em>). Gran parte dell\u2019ansia deriva dal non sapere, non capire.<\/p>\n\n\n\n<p>Aghi cannula -prendine sempre pi\u00f9 di uno, di varie di dimensioni-, garze o batuffoli di cotone imbevuti di clorexidina, laccio emostatico, telo assorbente -meglio creare sempre un campo di lavoro-, medicazione trasparente.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto l\u2019accertamento che sia il paziente giusto \u00e8 gi\u00e0 stato fatto, e siami gi\u00e0 igienizzati e guantati. Prima di iniziare, pensiamo a stare comodi. Alziamo il letto, distendiamo il braccio, stiamo seduti, assumiamo posizione <em>mapu<\/em>... pensiamo alla comodit\u00e0. Mettiamo il laccio, ad occhio 10-15 centimetri sopra il punto che abbiamo scelto. Chiediamo al paziente di aprire e chiudere il pugno.<\/p>\n\n\n\n<p>Non siamo pi\u00f9 convinti? Togliamo il laccio, cambiamo sede. Riproviamo. A questo punto disinfettiamo, movimento circolare e centrifugo. Apriamo la confezione del cvp, tendiamo la cute e infiliamo l\u2019ago nella vena scelta, partendo da 45\u00b0 gradi, poi diminuendo l\u2019angolazione man mano che si infila. Il sangue refluisce. Mentre continuiamo ad infilare il cvp, tiriamo indietro il mandrino. Nella vena \u00e8 solo la cannulletta di plastica ad avanzare: perch\u00e9 l\u2019ago lo stiamo sfilando insieme al mandrino. Prima di rimuoverlo, per non fare la zuppa di pomodoro -termine scientifico-, togliamo il laccio. Premiamo sulla vena che abbiamo incannulato e magari facciamo anche alzare il braccio al paziente. Ora sfiliamo del tutto il madrino. Il sangue non esce, perch\u00e9 stiamo applicando pressione. Per sicurezza, possiamo sempre applicare una garza sotto il raccordo aperto. \u00c9 il momento di medicare.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso la procedura non fosse andata a buon fine? Nessun problema: medichiamo con una garzetta, facciamo un battuta. Ricominciamo, magari scegliendo una vena su cui ci sentiamo pi\u00f9 sicuri.<\/p>\n\n\n\n<p>FONTI<\/p>\n\n\n\n<p>Resource Guide for Vascular Access. Association for Vascular Access, 2019<\/p>\n\n\n\n<p>Short Peripheral Catheter Performance Following Adoption of Clinical Indication Removal, Journal of Infusion Nursing, DeVries, M, Volume 42, number 2, Mar\/Apr 2019<\/p>\n\n\n\n<p>Accepted but Unacceptable: Peripheral IV Catheter Failure, Journal of Infusion Nursing, Helm, R. E., et al, Volume 42, Number 3, May\/June 2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La procedura di reperimento dell\u2019accesso vascolare \u00e8 vissuta da molti studenti di infermieristica come una misura delle proprie capacit\u00e0. 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