Integratori nella pratica clinica: tra crescita d'uso e richiesta di maggiore evidenza scientifica
Una survey di Quotidiano Sanità su 250 professionisti sanitari fotografa un settore in espansione ma ancora valutato con cautela: bene probiotici e multivitaminici, più dubbi su estratti vegetali e antiossidanti.

Gli integratori alimentari occupano uno spazio sempre più ampio nella quotidianità clinica, ma il giudizio dei professionisti sanitari resta improntato alla prudenza. È quanto emerge da una recente Quick Survey condotta da Quotidiano Sanità su un campione di 250 operatori della salute, che restituisce un quadro a luci e ombre: da un lato il riconoscimento di un ruolo crescente di questi prodotti, dall'altro la richiesta di basi scientifiche più solide.
Oltre la metà degli intervistati ha dichiarato di percepire un aumento del peso degli integratori all'interno dei percorsi di cura. Nonostante questa diffusione, la valutazione complessiva si attesta su un livello appena sufficiente. Un dato che racconta bene la condizione attuale del settore: presenza capillare, ma fiducia ancora condizionata dalla qualità delle prove disponibili.
Quali prodotti convincono di più
Non tutti gli integratori vengono giudicati allo stesso modo. Dalla survey emerge un consenso più ampio nei confronti di probiotici e multivitaminici, categorie percepite come supportate da un razionale clinico più consolidato e da un'esperienza d'uso ormai radicata nella pratica. Per gli infermieri e gli altri professionisti, sono prodotti che possono trovare collocazione in specifici contesti assistenziali, dal supporto della flora intestinale alla gestione di carenze nutrizionali.
Diverso è il discorso per gli estratti vegetali e per gli antiossidanti, che raccolgono un livello di fiducia più contenuto. In questi ambiti i professionisti segnalano maggiore incertezza, spesso legata alla disomogeneità delle formulazioni e alla scarsità di studi clinici robusti che ne dimostrino con chiarezza l'efficacia.
Un mercato a due velocità
Il commento di Schoenheit aiuta a interpretare questa polarizzazione. Secondo l'esperto, il mercato degli integratori si sta progressivamente dividendo in due grandi correnti: da una parte proposte realmente orientate alla scienza, sviluppate seguendo criteri di rigore e trasparenza; dall'altra prodotti ancora lontani da standard di solidità adeguati. È proprio questa frattura a spiegare la cautela con cui molti operatori si avvicinano al tema.
Per chi lavora a contatto diretto con i pazienti, il messaggio è chiaro: gli integratori non vanno demonizzati né accolti acriticamente. Il loro impiego deve restare ancorato a valutazioni individuali, alla conoscenza delle evidenze e a un dialogo trasparente con la persona assistita. L'infermiere, in particolare, ha un ruolo prezioso nell'educazione sanitaria, aiutando a distinguere tra aspettative realistiche e promesse non supportate dai dati.
La survey conferma dunque una direzione: l'integratore può entrare nella pratica clinica, ma solo se accompagnato da maggiore ricerca, controllo di qualità e cultura scientifica condivisa tra tutti i professionisti.

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