Lauree sanitarie 2026/27: i posti a bando non bastano, gli infermieri restano i più ricercati
Per il prossimo anno accademico sono previsti oltre 38.000 posti nelle triennali sanitarie, ma il numero resta inferiore al fabbisogno reale del sistema. La carenza di infermieri continua a pesare.

Il quadro della formazione sanitaria in Italia per l'anno accademico 2026/27 conferma un problema ormai strutturale: i posti messi a disposizione dagli atenei crescono, ma non riescono ancora a colmare il divario con le necessità reali del Servizio sanitario nazionale. Sono infatti 38.184 i posti programmati per le lauree triennali delle professioni sanitarie, con un aumento del 3,4% rispetto all'anno precedente. Un segnale positivo, che però resta parziale se confrontato con il fabbisogno stimato dalle Regioni e dagli enti competenti.
Il divario tra offerta formativa e fabbisogno
L'incremento dei posti disponibili testimonia una crescente consapevolezza istituzionale rispetto alla carenza di personale che affligge il comparto. Tuttavia, l'aumento programmato non risulta sufficiente a rispondere alla domanda complessiva. In altre parole, anche riempiendo tutti i posti a bando, il sistema continuerebbe a trovarsi con un numero di nuovi professionisti inferiore a quello di cui avrebbe realmente bisogno per garantire un turnover adeguato e sostenere i servizi assistenziali.
Questo squilibrio ha ricadute concrete sulle strutture ospedaliere e territoriali, dove la mancanza di personale si traduce spesso in carichi di lavoro più pesanti per chi è già in servizio e in difficoltà organizzative che rischiano di riflettersi sulla qualità e sulla continuità delle cure.
Infermieri: la professione più in sofferenza
Tra tutte le figure sanitarie, quella infermieristica emerge come la più critica in termini di carenza. Da anni si assiste a una combinazione di fattori sfavorevoli: un numero di laureati insufficiente rispetto alle uscite dal sistema, il pensionamento di una parte consistente della forza lavoro e l'attrattività crescente di percorsi professionali all'estero, dove condizioni economiche e contrattuali risultano spesso più vantaggiose.
Non basta quindi ampliare i posti universitari: occorre anche lavorare sull'attrattività della professione, sulla valorizzazione economica e sul riconoscimento delle competenze. Senza interventi su questi fronti, il rischio è che una quota di neolaureati scelga strade alternative o si trasferisca in altri Paesi, vanificando in parte gli sforzi fatti sul piano formativo.
Cosa aspettarsi per il futuro
L'aumento dei posti rappresenta un passo nella direzione giusta, ma la sfida della carenza di infermieri richiede una strategia più ampia e coordinata. Programmazione formativa, politiche di fidelizzazione del personale e miglioramento delle condizioni lavorative dovranno procedere insieme se si vuole invertire una tendenza che, ad oggi, continua a mettere sotto pressione l'intero sistema sanitario. Per chi si affaccia oggi al mondo delle professioni sanitarie, comunque, le prospettive occupazionali restano solide: la domanda di infermieri, in Italia come all'estero, è destinata a rimanere elevata.

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