Salute

Malattie rare in Italia: eccellenze cliniche ma disparità territoriali ancora marcate

Con oltre 2 milioni di persone coinvolte e 520mila registrate nei sistemi regionali, l'Italia si conferma tra i Paesi guida nella gestione delle malattie rare, ma l'accesso alle cure resta diseguale da regione a regione.

by Redazione 2 luglio 2026
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Malattie rare in Italia: eccellenze cliniche ma disparità territoriali ancora marcate

Le malattie rare rappresentano una sfida crescente per il Sistema sanitario nazionale. Secondo le stime più recenti, in Italia sono oltre 2 milioni le persone che convivono con una di queste patologie, spesso complesse e difficili da diagnosticare. Di questi, circa 520mila risultano ufficialmente inseriti nei registri regionali e beneficiano del codice di esenzione dedicato.

Il nostro Paese ha saputo ritagliarsi un ruolo di riferimento a livello europeo, grazie a una rete di centri specializzati, all'attività di ricerca e a un impianto normativo che, negli anni, ha progressivamente riconosciuto i diritti dei pazienti. Tuttavia, dietro questi risultati positivi si nasconde una realtà ancora frammentata.

Il nodo delle disuguaglianze regionali

La principale criticità riguarda le profonde differenze nell'accesso alle cure a seconda del territorio di residenza. Un paziente che vive in una regione dotata di centri di eccellenza può contare su percorsi diagnostici rapidi e su un'assistenza continuativa; chi risiede in aree meno servite si trova invece costretto a lunghi spostamenti, con conseguenti ritardi nella presa in carico e un aggravio economico ed emotivo per l'intero nucleo familiare.

Queste disparità incidono su tutta la filiera assistenziale: dalla diagnosi precoce, spesso ostacolata dalla scarsa conoscenza delle patologie più rare, fino alla disponibilità dei farmaci orfani e al monitoraggio nel tempo. La cosiddetta "migrazione sanitaria" resta un fenomeno diffuso, segno di un sistema che fatica ancora a garantire uniformità su scala nazionale.

Il contributo della professione infermieristica

In questo scenario, l'infermiere svolge un ruolo centrale, soprattutto nella gestione della cronicità e nell'accompagnamento dei pazienti lungo percorsi assistenziali che possono durare tutta la vita. La figura del case manager e dell'infermiere di famiglia e comunità può fare la differenza nel ridurre le distanze tra centri specialistici e territorio, favorendo la continuità delle cure e sostenendo le famiglie nella gestione quotidiana della malattia.

L'assistenza infermieristica alle persone con malattia rara richiede competenze specifiche, capacità di coordinamento tra più professionisti e una particolare attenzione agli aspetti relazionali ed educativi. Investire nella formazione e nel potenziamento delle reti territoriali significa colmare, almeno in parte, il divario che ancora separa le diverse aree del Paese.

La strada per un accesso realmente equo alle cure passa dunque dal rafforzamento dei servizi di prossimità, da una migliore integrazione tra ospedale e territorio e dalla valorizzazione di tutte le professioni sanitarie coinvolte. Solo così l'eccellenza clinica italiana potrà tradursi in un beneficio concreto per ogni paziente, indipendentemente da dove vive.

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