Screening oncologici in Italia: adesione ancora sotto la metà, ma la mammografia cresce
I dati 2025 dell'Osservatorio nazionale screening mostrano progressi nella prevenzione del tumore al seno, un rallentamento nello screening cervicale e un persistente divario tra Nord e Sud.
La fotografia scattata dall'Osservatorio nazionale screening per il 2025 conferma una criticità nota ma ancora irrisolta: in Italia la partecipazione ai programmi di prevenzione oncologica resta bassa. A fronte di 17,7 milioni di persone invitate a sottoporsi agli esami di screening, di cui quasi 16 milioni rientranti nella fascia garantita dai Livelli essenziali di assistenza, hanno risposto poco più di 7,5 milioni di cittadini. In altre parole, oltre la metà degli invitati non aderisce all'offerta gratuita del Servizio sanitario nazionale.
Per il personale infermieristico, spesso in prima linea nelle attività di promozione della salute e nell'accompagnamento del paziente lungo il percorso di prevenzione, questi numeri rappresentano una sfida quotidiana. La mancata adesione non dipende solo da fattori organizzativi, ma anche da barriere culturali, logistiche e informative su cui la professione può incidere in modo concreto.
Mammografia in crescita, screening cervicale in frenata
Tra le note positive spicca l'andamento dello screening mammografico, che mostra un miglioramento della copertura anche in aree storicamente più fragili. Il tumore al seno resta la neoplasia più diffusa tra le donne e la diagnosi precoce è determinante per aumentare le probabilità di guarigione: ogni punto percentuale guadagnato in adesione si traduce in vite potenzialmente salvate.
Segna invece il passo lo screening cervicale, che registra un rallentamento. Si tratta di un dato che merita attenzione, considerando l'efficacia dimostrata del test HPV e del Pap-test nell'individuare lesioni precancerose prima che evolvano. Gli infermieri impegnati nei consultori e nei centri di prevenzione possono svolgere un ruolo chiave nel recuperare le donne che non rispondono all'invito, attraverso il counseling e la rimozione delle resistenze legate a disagio o disinformazione.
Il divario Nord-Sud resta la nota dolente
La distanza tra le diverse aree del Paese continua a caratterizzare l'accesso alla prevenzione. Le regioni settentrionali mantengono i livelli di copertura più elevati, mentre il Mezzogiorno, pur mostrando segnali di avvicinamento soprattutto per lo screening mammografico, resta indietro. Questa disomogeneità territoriale si traduce in una diseguaglianza di salute: la possibilità di intercettare precocemente un tumore dipende ancora, in parte, dal luogo in cui si vive.
Colmare questo divario richiede investimenti nell'organizzazione dei percorsi, ma anche un potenziamento delle figure sanitarie di prossimità. L'infermiere di famiglia e di comunità, in particolare, può diventare un ponte fondamentale tra il cittadino e i programmi di screening, favorendo l'adesione proprio dove i tassi sono più bassi. Aumentare la partecipazione non è solo un obiettivo statistico, ma una strategia di sanità pubblica capace di ridurre la mortalità oncologica e di rendere più equo l'accesso alla prevenzione.


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