Salute

Sperimentazioni cliniche in Italia: numeri stabili ma un panorama in trasformazione

Il 22° Rapporto nazionale Aifa fotografa il primo anno di applicazione del Regolamento europeo: crescono i trial internazionali e industriali, arretra la ricerca no profit. L'oncologia resta il settore trainante.

by Redazione 23 luglio 2026
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Sperimentazioni cliniche in Italia: numeri stabili ma un panorama in trasformazione

Il quadro della ricerca clinica italiana si conferma solido ma sta cambiando pelle. È quanto emerge dal 22° Rapporto nazionale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), che analizza il primo anno di piena applicazione del Regolamento europeo sulle sperimentazioni cliniche. Nel corso del 2024 sono stati autorizzati 669 studi, un valore sostanzialmente in linea con quello registrato nel 2023. La stabilità dei numeri, però, nasconde una serie di spostamenti significativi negli equilibri della ricerca.

Chi traina la ricerca clinica

A sostenere l'attività sperimentale sono soprattutto i trial internazionali e quelli promossi dalle aziende farmaceutiche. Questa dinamica conferma il ruolo dell'Italia come Paese attrattivo per gli studi multicentrici a respiro globale, capaci di coinvolgere centri di eccellenza e reti ospedaliere distribuite su più nazioni.

Sul fronte opposto si osserva un rallentamento della ricerca accademica e no profit, quella cioè promossa da università, istituti di ricerca e strutture pubbliche senza finalità commerciali. In flessione anche gli studi a carattere esclusivamente nazionale e quelli dedicati alle malattie rare, un ambito storicamente delicato perché spesso privo di adeguati incentivi economici per l'industria.

Le aree terapeutiche: oncologia in testa

Tra le specialità cliniche, l'oncologia continua a dominare la scena e registra una crescita marcata. La ricerca sui tumori resta il motore principale dell'innovazione terapeutica, sostenuta da un forte interesse scientifico e da investimenti consistenti. Molto diverso il destino degli studi sul sistema nervoso, che mostrano invece un netto arretramento.

Cosa significa per i professionisti sanitari

Per gli infermieri e per tutto il personale coinvolto nella gestione dei protocolli di ricerca, questi dati hanno ricadute concrete. La prevalenza di studi internazionali e industriali comporta procedure più standardizzate, requisiti documentali rigorosi e una maggiore attenzione agli aspetti regolatori introdotti dal nuovo Regolamento europeo. Il ruolo dell'infermiere di ricerca, figura sempre più centrale nei centri sperimentali, richiede competenze specifiche nella raccolta dati, nel monitoraggio dei pazienti arruolati e nel rispetto delle norme di buona pratica clinica.

La contrazione della ricerca no profit e sulle malattie rare rappresenta invece un segnale da monitorare con attenzione, perché rischia di lasciare scoperti proprio quegli ambiti in cui i bisogni assistenziali sono più elevati e le risposte terapeutiche ancora limitate. Il rapporto Aifa, in questo senso, non fotografa solo i numeri, ma indica le direzioni verso cui il sistema della ricerca italiana dovrà lavorare nei prossimi anni per garantire equilibrio tra sostenibilità, innovazione e tutela dei pazienti più fragili.

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