Case di Comunità: 1.224 già attive, un punto di riferimento contro il caldo estivo
Sono oltre milleduecento le Case di Comunità operative in Italia. Spesso poco conosciute dai cittadini, stanno diventando presìdi strategici anche durante le ondate di calore.

Il territorio italiano si sta progressivamente arricchendo di nuove strutture sanitarie di prossimità. Secondo i dati più recenti, sono già 1.224 le Case di Comunità attive nel Paese, un numero destinato a crescere grazie agli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Molte di queste strutture stanno aprendo i battenti in modo quasi silenzioso, tanto che una parte consistente della popolazione non ne conosce ancora l'esistenza o le funzioni reali.
Un equivoco diffuso riguarda proprio l'utilità di queste sedi. Spesso vengono descritte come semplici "contenitori vuoti", ma la realtà appare più articolata: laddove il modello organizzativo funziona, le Case di Comunità rappresentano un anello di congiunzione fondamentale tra il cittadino e i servizi sanitari, alleggerendo la pressione sui pronto soccorso e garantendo continuità assistenziale.
Un ruolo attivo durante le ondate di calore
L'estate 2024, con le sue temperature record, ha messo alla prova la tenuta del sistema sanitario. In questo contesto, le Case di Comunità possono svolgere una funzione preziosa nell'assistenza alle fasce più fragili della popolazione: anziani, persone con patologie croniche e soggetti a rischio di disidratazione o colpi di calore.
Queste strutture, grazie alla presenza di équipe multiprofessionali che includono infermieri, medici di medicina generale e personale amministrativo, possono intercettare precocemente i bisogni di salute, offrire monitoraggio e indirizzare i pazienti verso il percorso di cura più adeguato senza necessariamente sovraccaricare gli ospedali.
La distribuzione sul territorio nazionale
La mappa delle Case di Comunità mostra un quadro disomogeneo tra le diverse Regioni. Alcune realtà del Nord e del Centro hanno accelerato l'attivazione dei presìdi, mentre in altre aree il processo procede più lentamente, con differenze legate alle risorse organizzative e alla capacità di reclutare personale sanitario.
Per la professione infermieristica, lo sviluppo di questo modello apre scenari significativi. La medicina territoriale valorizza infatti competenze cliniche e relazionali che trovano piena espressione nell'assistenza di prossimità. L'infermiere di famiglia e comunità diventa una figura centrale, chiamata a gestire la presa in carico dei pazienti cronici, l'educazione sanitaria e il coordinamento con gli altri professionisti.
La sfida per i prossimi anni sarà duplice: da un lato completare l'apertura delle strutture programmate, dall'altro garantire che siano realmente operative e dotate del personale necessario. Solo così le Case di Comunità potranno passare dall'essere percepite come "scatole vuote" a costituire un pilastro concreto dell'assistenza sanitaria territoriale, capace di rispondere anche alle emergenze stagionali come le ondate di calore.

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