Emorragia di personale infermieristico a Bologna: numeri in crescita nel 2025
Al Policlinico Sant'Orsola si contano 240 uscite nel corso del 2025, mentre nell'Ausl bolognese la cifra sale fino a 300. Il sindacato Nursind lancia l'allarme sulla scarsa attrattività della professione.

La città di Bologna si trova ad affrontare una situazione preoccupante sul fronte del personale infermieristico. I dati diffusi raccontano di un fenomeno che coinvolge le principali strutture sanitarie del territorio, con un numero significativo di professionisti che scelgono di abbandonare il posto di lavoro nel corso del 2025.
Secondo le rilevazioni, al Policlinico Sant'Orsola si registrano circa 240 uscite nell'arco dell'anno, mentre nell'ambito dell'Azienda Usl di Bologna il numero raggiunge quota 300. Cifre che, sommate, delineano un quadro tutt'altro che rassicurante per la tenuta dell'assistenza nel capoluogo emiliano.
Le ragioni dietro le partenze
A denunciare la gravità della situazione è il sindacato Nursind, che parla apertamente di una crisi di attrattività della professione. Non si tratta soltanto di pensionamenti fisiologici: molti infermieri decidono di cambiare azienda, di trasferirsi in altre regioni o addirittura di lasciare del tutto il servizio sanitario pubblico.
Tra i fattori che alimentano questo esodo ci sono le condizioni di lavoro ritenute sempre più pesanti, i carichi assistenziali elevati, i turni gravosi e retribuzioni che non appaiono adeguate rispetto alle responsabilità e alle competenze richieste. A questo si aggiunge la difficoltà di conciliare vita professionale e vita privata, un aspetto che pesa in modo particolare su una categoria in cui la componente femminile è largamente maggioritaria.
Un problema che va oltre Bologna
Quanto accade nel capoluogo emiliano non rappresenta un caso isolato, ma è lo specchio di una tendenza che attraversa l'intero sistema sanitario nazionale. Il turnover elevato mette a rischio la continuità delle cure e sovraccarica ulteriormente chi rimane in servizio, innescando un circolo vizioso in cui l'aumento del lavoro spinge altri colleghi a valutare l'uscita.
Il sindacato sollecita interventi concreti da parte delle istituzioni e delle direzioni aziendali. Tra le richieste figurano una revisione delle politiche retributive, un potenziamento degli organici, il riconoscimento economico e professionale delle competenze avanzate e misure che rendano più sostenibili i ritmi di lavoro.
Per gli infermieri che ogni giorno affrontano il proprio impegno in corsia, questi numeri non sono soltanto statistiche, ma la conferma di un disagio vissuto sulla propria pelle. Invertire la rotta significa restituire attrattività a una professione fondamentale per il funzionamento dell'intero sistema sanitario, prima che le carenze diventino strutturali e difficilmente recuperabili.

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