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Infermiere di famiglia e comunità: numeri ambiziosi ma un ruolo ancora da definire

Il progetto delle Case di comunità richiede circa 19mila infermieri, ma competenze e responsabilità di questa figura restano ancora poco chiare.

by Redazione 25 agosto 2026
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Infermiere di famiglia e comunità: numeri ambiziosi ma un ruolo ancora da definire

La figura dell'Infermiere di famiglia o di comunità continua a essere al centro del dibattito sanitario italiano, quasi come una lunga serie a puntate che si arricchisce continuamente di nuovi sviluppi. Gli ultimi capitoli riguardano i fabbisogni di personale e la definizione, ancora incerta, di ciò che questi professionisti dovranno effettivamente fare.

Un fabbisogno di quasi 19mila professionisti

Secondo le stime legate al progetto delle Case di comunità, previste dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, servirebbero circa 19mila infermieri per garantire il funzionamento di queste nuove strutture territoriali. Un numero considerevole, che pone da subito il problema di dove reperire tanto personale in un contesto già segnato da carenze diffuse negli organici del Servizio sanitario nazionale.

Le Case di comunità nascono con l'obiettivo di avvicinare l'assistenza ai cittadini, spostando il baricentro delle cure dall'ospedale al territorio. L'Infermiere di famiglia dovrebbe rappresentare uno dei pilastri di questo modello, come punto di riferimento per la popolazione, in particolare per i pazienti cronici e fragili che necessitano di una presa in carico continuativa e di prossimità.

Il nodo irrisolto delle competenze

Il vero problema, però, non è soltanto quantitativo. A oggi manca ancora una definizione chiara e condivisa delle mansioni, delle responsabilità e del perimetro operativo di questa figura. Che cosa distingue concretamente l'Infermiere di famiglia dagli altri infermieri? Quali margini di autonomia gli vengono riconosciuti? Come si integra con i medici di medicina generale e con gli altri operatori del territorio?

Queste domande restano in gran parte senza risposta, generando incertezza tra i professionisti e rischiando di trasformare un ruolo dalle grandi potenzialità in un contenitore poco definito. Senza un quadro normativo e organizzativo preciso, il rischio è che gli infermieri destinati alle Case di comunità si trovino a operare senza chiare linee guida, con ricadute sulla qualità dell'assistenza e sulla valorizzazione della professione.

Una scommessa da vincere

La riforma dell'assistenza territoriale rappresenta un'occasione storica per riconoscere finalmente il ruolo centrale degli infermieri nella sanità italiana. Perché questa opportunità non vada sprecata, però, è necessario accompagnare gli ambiziosi obiettivi numerici con investimenti concreti sulla formazione, sul reclutamento e, soprattutto, sulla chiarezza dei compiti. Solo così l'Infermiere di famiglia potrà passare dalla teoria alla pratica quotidiana, dando risposte reali ai bisogni di salute della popolazione.

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