Infezioni del sito chirurgico in Europa: oltre 6.200 casi nel 2023, la chirurgia del colon la più a rischio
L'ultimo report Ecdc analizza più di 420.000 interventi monitorati in dodici Paesi: la sorveglianza torna ai livelli pre-Covid, ma resta ancora troppo frammentata.

Le infezioni del sito chirurgico (ISC) continuano a rappresentare una delle sfide più concrete per la sicurezza dei pazienti negli ospedali europei. Secondo i dati raccolti dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), nel corso del 2023 sono stati registrati 6.254 casi di infezione su un totale di 421.397 interventi tenuti sotto osservazione. Il monitoraggio ha coinvolto 918 strutture ospedaliere distribuite in dodici Paesi dell'Unione europea e in un Paese aderente allo Spazio economico europeo.
Un rischio che varia in base alla procedura
Il dato più significativo emerso dal report è la marcata differenza nel rischio infettivo a seconda del tipo di intervento eseguito. All'estremo più basso troviamo le laminectomie, con un tasso di infezione dello 0,4%. All'estremo opposto si colloca la chirurgia del colon eseguita con tecnica "open", cioè a cielo aperto, che raggiunge un tasso del 10,2%: praticamente un paziente ogni dieci sviluppa un'infezione.
Questa forbice così ampia conferma quanto sia importante calibrare le strategie di prevenzione sul singolo contesto operatorio. Interventi che comportano l'apertura di tratti dell'apparato digerente, con un'alta carica batterica intrinseca e tempi chirurgici prolungati, richiedono un'attenzione particolare in termini di profilassi antibiotica, gestione asettica e assistenza nel decorso post-operatorio.
La sorveglianza torna ai livelli pre-pandemia
Un segnale incoraggiante riguarda la ripresa delle attività di sorveglianza, che dopo il rallentamento imposto dall'emergenza Covid-19 stanno tornando gradualmente ai valori registrati prima della pandemia. Il monitoraggio sistematico rappresenta uno strumento indispensabile: senza dati raccolti in modo continuo e strutturato non è possibile individuare le criticità né misurare l'efficacia delle misure di controllo adottate.
L'Ecdc invita però alla prudenza nella lettura dei numeri. La partecipazione degli Stati resta infatti limitata e non omogenea: solo una parte dei Paesi europei contribuisce alla raccolta dati, e questo rende i confronti diretti tra nazioni poco affidabili. Le differenze nei tassi di infezione possono dipendere non solo dalla qualità dell'assistenza, ma anche dalle diverse modalità di rilevazione, dai criteri diagnostici applicati e dal livello di completezza delle segnalazioni.
Il ruolo dell'infermiere nella prevenzione
Per i professionisti sanitari, e in particolare per il personale infermieristico, questi dati ribadiscono l'importanza di un approccio rigoroso a tutte le buone pratiche di prevenzione: dalla corretta preparazione cutanea del paziente al rispetto delle procedure asettiche in sala operatoria, fino alla sorveglianza delle ferite chirurgiche durante la degenza. Un contributo attivo alla raccolta e alla segnalazione dei dati resta inoltre fondamentale per rendere sempre più completa e utile la fotografia europea del fenomeno.

Furto di fentanyl a Roma: il Governo accelera su tracciabilità e controlli della filiera

Carenza di personale: il vero ostacolo per Case di comunità e taglio delle liste d'attesa


