Prescrizioni terapeutiche: il privato accreditato non può obbligare il medico di base
Una recente delibera della Regione Lazio chiarisce i confini della responsabilità prescrittiva, tutelando l'autonomia del medico di medicina generale rispetto alle strutture private accreditate.

Un tema che tocca da vicino l'organizzazione dell'assistenza territoriale e il rapporto tra strutture sanitarie e professionisti torna al centro dell'attenzione. Con la delibera n. 1344 del 30 dicembre 2025, la Regione Lazio ha definito in modo più netto le modalità corrette di prescrizione terapeutica, ridisegnando gli ambiti di competenza e responsabilità tra il privato accreditato e il medico di medicina generale.
Il principio affermato è chiaro: una struttura privata accreditata non può imporre al medico di base l'obbligo di redigere una prescrizione terapeutica. La responsabilità dell'atto prescrittivo resta in capo a chi ha effettivamente in carico il paziente e ne conosce il quadro clinico, senza che questa funzione possa essere trasferita o scaricata su altri professionisti per ragioni organizzative o economiche.
Perché questa distinzione è importante
Nella pratica quotidiana capita spesso che un paziente, dopo una visita specialistica o un percorso diagnostico presso una struttura privata accreditata, venga indirizzato al proprio medico curante per ottenere la prescrizione di farmaci, esami o presidi. Questo passaggio, se diventa automatico e sistematico, rischia di trasformare il medico di base in un semplice esecutore, sollevando la struttura dai propri compiti e dalle relative responsabilità.
La delibera regionale interviene proprio su questo punto, ribadendo che la prescrizione è un atto clinico che presuppone valutazione diretta e assunzione di responsabilità. Chi propone o consiglia una determinata terapia deve farsi carico anche della sua formalizzazione, quando ciò rientra nelle proprie competenze e nel contesto assistenziale in cui opera.
Le ricadute per il personale sanitario
Anche se il provvedimento riguarda in primo luogo i medici, le sue implicazioni interessano l'intera équipe assistenziale. Per gli infermieri e per i professionisti che operano nei servizi territoriali, avere confini più definiti sulla titolarità delle prescrizioni significa lavorare all'interno di percorsi più ordinati, con una migliore tracciabilità delle responsabilità e una riduzione dei disallineamenti tra strutture diverse.
Una maggiore chiarezza normativa contribuisce inoltre a tutelare il paziente, che si trova al centro di percorsi di cura sempre più articolati tra pubblico e privato accreditato. Evitare passaggi impropri e responsabilità confuse aiuta a garantire continuità assistenziale e appropriatezza terapeutica.
Il provvedimento del Lazio si inserisce in un più ampio dibattito nazionale sull'appropriatezza prescrittiva e sulla corretta ripartizione dei compiti tra i diversi attori del sistema sanitario. Un tema destinato a rimanere attuale, in un contesto in cui l'integrazione tra servizi pubblici e privati richiede regole trasparenti e condivise.

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