Screening oncologico fuori orario: per i medici niente compensi extra
Una recente pronuncia ha stabilito che l'attività di screening oncologico rientra tra i normali compiti di servizio del dirigente medico. I compensi percepiti vanno quindi restituiti.

Una decisione destinata a far discutere il mondo sanitario riguarda il tema, sempre delicato, del riconoscimento economico delle prestazioni svolte dai professionisti della salute. Al centro della vicenda c'è l'attività di screening oncologico e la sua collocazione all'interno degli obblighi contrattuali del dirigente medico.
Il principio affermato
Secondo quanto stabilito, lo screening delle patologie oncologiche non costituisce una prestazione aggiuntiva o straordinaria, bensì rientra a pieno titolo tra i cosiddetti "compiti di servizio". In altre parole, si tratta di attività che il medico è tenuto a svolgere nell'ambito del proprio rapporto di lavoro, anche quando questa venga effettuata al di fuori del consueto orario di servizio.
La conseguenza diretta di questo inquadramento è netta: gli emolumenti percepiti a fronte di tale attività non sono dovuti e devono essere restituiti. La logica sottostante è che una prestazione già ricompresa nelle mansioni ordinarie non può generare un compenso ulteriore, pena una duplicazione della retribuzione per lo stesso tipo di lavoro.
Perché la questione interessa tutta la sanità
Sebbene la pronuncia riguardi in modo specifico la figura del dirigente medico, il tema tocca da vicino anche il personale infermieristico e, più in generale, tutti i professionisti che operano nei percorsi di prevenzione e diagnosi precoce. Le campagne di screening rappresentano infatti un pilastro della sanità pubblica e coinvolgono numerose figure, spesso chiamate a garantire disponibilità in fasce orarie ampliate o durante iniziative straordinarie.
Il confine tra ciò che rientra nei doveri istituzionali e ciò che invece merita un riconoscimento economico aggiuntivo resta uno dei nodi più complessi nella gestione del lavoro sanitario. Da un lato c'è l'esigenza delle amministrazioni di contenere la spesa e di rispettare i vincoli contrattuali; dall'altro c'è la richiesta dei professionisti di veder valorizzato l'impegno profuso, soprattutto quando le attività si aggiungono a carichi di lavoro già gravosi.
Cosa tenere a mente
Per chi lavora in corsia o negli ambulatori, la vicenda rappresenta un utile promemoria sull'importanza di conoscere con precisione i contenuti del proprio contratto e dei regolamenti aziendali. Prima di accettare incarichi che prevedono compensi aggiuntivi, è opportuno verificare che tali attività non siano già ricomprese tra le mansioni ordinarie, così da evitare spiacevoli richieste di restituzione a distanza di tempo.
La chiarezza sugli inquadramenti resta dunque fondamentale, sia per tutelare i professionisti sia per garantire una gestione trasparente delle risorse pubbliche destinate alla prevenzione oncologica.

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