Spesa farmaceutica in dieci anni: acquisti diretti +39%, convenzionata ferma. Il nuovo volto della farmaceutica italiana
Il confronto tra i monitoraggi Aifa 2015 e 2025 rivela una trasformazione profonda: quasi 7 miliardi in più di spesa, trainata dagli acquisti ospedalieri mentre la farmaceutica territoriale resta stabile.

Il volto della spesa farmaceutica italiana è cambiato radicalmente nell'ultimo decennio. Mettendo a confronto i dati dei monitoraggi Aifa del 2015 con quelli del 2025 emerge una fotografia chiara: la spesa complessiva del Servizio sanitario nazionale è cresciuta di quasi 7 miliardi di euro, ma questo aumento non ha interessato in modo uniforme tutti i canali di distribuzione dei medicinali.
Acquisti diretti e convenzionata: due mondi che si allontanano
La crescita è stata trainata quasi interamente dagli acquisti diretti, ossia i farmaci comprati direttamente da ospedali e Aziende sanitarie locali. Questo canale ha registrato un incremento del 39%, un salto notevole che riflette l'ingresso sul mercato di terapie sempre più innovative e costose: pensiamo ai farmaci oncologici di nuova generazione, ai biologici, alle terapie per le malattie rare e a quelle geniche.
Sul fronte opposto, la spesa convenzionata, quella legata ai medicinali dispensati nelle farmacie del territorio dietro presentazione di ricetta, è rimasta sostanzialmente ferma. Questo dato conferma una tendenza consolidata: l'innovazione terapeutica passa oggi prevalentemente attraverso strutture specialistiche e ospedaliere, mentre la distribuzione territoriale mantiene un ruolo più stabile e in parte statico.
Meno ricette, più dosi dispensate
Un altro elemento interessante riguarda i volumi. Nel corso del decennio è diminuito il numero di ricette, ma è aumentata la quantità di dosi effettivamente dispensate. Questo apparente paradosso si spiega con l'evoluzione delle modalità prescrittive e con una gestione più razionale delle terapie croniche, che spesso comportano confezioni con più unità posologiche o cicli di trattamento più lunghi.
Per i professionisti sanitari questo significa un carico assistenziale che si concentra sempre più sulla continuità terapeutica e sull'aderenza alle cure, aspetti in cui la figura infermieristica gioca un ruolo cruciale, soprattutto nella presa in carico dei pazienti cronici e complessi.
Il peso crescente della compartecipazione
Cambia anche il modo in cui i cittadini contribuiscono alla spesa. Accanto al ticket tradizionale, cresce il peso della quota che i pazienti pagano volontariamente per ricevere un farmaco con prezzo superiore a quello di riferimento. In altre parole, sempre più persone scelgono di sostenere una differenza economica pur di avere uno specifico medicinale, spostando parte del costo dal pubblico al privato.
Questa trasformazione ha implicazioni concrete per l'organizzazione dei servizi. Gli operatori sanitari, e in particolare gli infermieri impegnati nelle strutture ospedaliere e nei servizi farmaceutici, si trovano a gestire terapie ad alto costo e ad alta complessità, che richiedono competenze specifiche, monitoraggio attento e un dialogo costante con il paziente. Comprendere queste dinamiche di spesa aiuta a leggere meglio le scelte di programmazione sanitaria e le priorità del sistema.

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