Spesa sanitaria, il Gimbe fotografa il divario: l'Italia resta indietro rispetto all'Europa
Secondo l'ultima analisi della Fondazione Gimbe, la spesa sanitaria pubblica italiana continua a perdere terreno rispetto agli altri Paesi europei: un gap che vale circa 36 miliardi di euro.

Il divario tra il nostro sistema sanitario e quello degli altri Paesi europei si allarga sempre di più. È quanto emerge dai dati diffusi dalla Fondazione Gimbe, che tornano a mettere in evidenza il progressivo distacco dell'Italia in termini di finanziamento pubblico della sanità.
Per il 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del Prodotto interno lordo, un valore nettamente inferiore alla media dei Paesi europei aderenti all'OCSE, ferma al 7,1%. Tradotto in termini economici, questa differenza corrisponde a un ammanco di circa 36 miliardi di euro.
Un confronto che penalizza l'Italia
I numeri diventano ancora più espliciti se si guarda alla spesa pro-capite. Nel 2025 ogni cittadino italiano può contare su una spesa sanitaria pubblica inferiore di 1.013 dollari rispetto alla media europea. In pratica, l'Italia si colloca al quindicesimo posto su ventisette Paesi considerati, occupando l'ultima posizione tra le nazioni del G7.
Si tratta di un dato che pesa concretamente sull'organizzazione dei servizi e sulla qualità dell'assistenza. Meno risorse significano infatti maggiori difficoltà nel garantire personale adeguato, tempi di attesa contenuti e accesso equo alle cure, con ricadute dirette anche sul lavoro quotidiano di infermieri e professionisti sanitari.
L'appello del Gimbe
Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha voluto sottolineare come sia necessario superare la logica che ogni anno si ripropone in vista della Legge di Bilancio. Secondo Cartabellotta, non bastano più gli interventi tampone: servono investimenti realmente adeguati accompagnati da riforme strutturali capaci di ridisegnare il sistema.
Il progressivo definanziamento, avverte il presidente del Gimbe, non rappresenta soltanto un problema per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, ma mette a rischio tre pilastri fondamentali: la salute dei cittadini, l'equità sociale e lo stesso sviluppo economico del Paese. Un sistema sanitario sottofinanziato, infatti, tende ad aumentare le disuguaglianze, penalizzando in particolare le fasce più fragili della popolazione e le aree geografiche già in difficoltà.
Per chi opera ogni giorno nelle corsie e sul territorio, questi dati confermano una realtà già vissuta sul campo: carichi di lavoro crescenti, carenze di organico e risorse spesso insufficienti. Il richiamo del Gimbe a un cambio di passo diventa quindi non solo una questione di politica economica, ma una condizione indispensabile per tutelare la professione e la qualità dell'assistenza offerta ai pazienti.

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