Case di comunità: per Schillaci saranno la terza gamba del Servizio sanitario nazionale
Il ministro della Salute punta sulle nuove strutture territoriali per avvicinare le cure ai cittadini e ridurre il carico su ospedali e pronto soccorso.

Le Case di comunità sono destinate a diventare un pilastro centrale della sanità italiana. È il messaggio lanciato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci, nel corso di un intervento radiofonico dedicato ai temi dell'assistenza territoriale. Secondo il titolare del dicastero, queste strutture rappresentano una vera e propria "terza gamba" del Servizio sanitario nazionale, accanto agli ospedali e alla medicina di base tradizionale.
Un nuovo modello di assistenza territoriale
L'obiettivo dichiarato è quello di riportare le cure più vicine alle persone, offrendo un punto di riferimento facilmente accessibile sul territorio. Le Case di comunità nascono per rispondere ai bisogni sanitari e sociosanitari della popolazione, in particolare quelli legati alla cronicità e alle situazioni che non richiedono un intervento ospedaliero urgente.
Si tratta di un tassello fondamentale della riforma dell'assistenza territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il modello punta a integrare diverse figure professionali in un unico luogo, favorendo la continuità delle cure e un approccio multidisciplinare al paziente.
Meno pressione su ospedali e pronto soccorso
Uno degli effetti attesi da questo cambio di passo è l'alleggerimento della pressione che grava quotidianamente su ospedali e servizi di emergenza-urgenza. I pronto soccorso italiani sono spesso sovraccaricati da accessi impropri, ossia da situazioni che potrebbero trovare risposta in altri contesti assistenziali. Le Case di comunità, secondo il ministro, possono intercettare buona parte di questa domanda, filtrando i bisogni e indirizzando i cittadini verso il percorso di cura più appropriato.
Per il personale infermieristico si tratta di un ambito di crescente rilevanza. L'infermiere di famiglia e comunità è chiamato a svolgere un ruolo di primo piano all'interno di queste strutture, assumendo funzioni di presa in carico, educazione terapeutica, monitoraggio dei pazienti cronici e raccordo con le altre figure del team assistenziale.
Le sfide da affrontare
Perché il progetto funzioni davvero, restano però nodi importanti da sciogliere. La piena operatività delle Case di comunità dipende dalla disponibilità di personale adeguato, dalla formazione specifica degli operatori e da una reale integrazione tra sanità e servizi sociali. La carenza di infermieri e medici sul territorio rappresenta un ostacolo concreto che rischia di rallentare l'attuazione della riforma.
Il successo di questo nuovo assetto si misurerà nella capacità di trasformare le strutture in luoghi realmente vissuti dai cittadini, e non in semplici contenitori. Per gli infermieri, in ogni caso, si aprono nuove prospettive professionali e un ruolo sempre più centrale nella sanità del futuro.

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