Infermiere

Sale operatorie del Piemonte sotto pressione: 7 infermieri su 10 a rischio stress elevato

Un'indagine del sindacato Nursind fotografa condizioni di lavoro critiche nelle sale operatorie piemontesi, tra turni straordinari, reperibilità continue e un rischio stress che coinvolge la maggioranza del personale.

by Redazione 22 luglio 2026
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Sale operatorie del Piemonte sotto pressione: 7 infermieri su 10 a rischio stress elevato

Le sale operatorie del Piemonte vivono una fase di forte tensione organizzativa. Un'indagine condotta dal sindacato Nursind ha messo in luce un quadro preoccupante: la stragrande maggioranza degli infermieri che operano in questi reparti presenta livelli di rischio stress lavoro-correlato particolarmente elevati. Secondo i dati raccolti, quasi sette professionisti su dieci ricadono nella fascia ad alto rischio.

Il dato non nasce dal nulla, ma è la conseguenza diretta di condizioni di lavoro sempre più gravose. Gli infermieri intervistati descrivono una quotidianità fatta di straordinari continui, spesso non programmati, e di turni di reperibilità che si moltiplicano per coprire le carenze di organico. Questa combinazione produce un logoramento fisico e psicologico che si accumula nel tempo, incidendo sia sul benessere dei singoli sia sulla qualità dell'assistenza garantita ai pazienti.

Le cause della sofferenza organizzativa

Al centro del problema c'è, come spesso accade nella sanità italiana, la carenza di personale. Con organici ridotti rispetto alle reali necessità, i professionisti rimasti sono costretti a farsi carico di un carico di lavoro superiore alle proprie possibilità. La reperibilità, che dovrebbe essere una misura eccezionale per fronteggiare le urgenze, diventa così una prassi ricorrente che erode i tempi di recupero e di vita privata.

Il contesto della sala operatoria, del resto, richiede concentrazione costante, precisione e capacità di reagire con rapidità agli imprevisti. Lavorare in queste condizioni con livelli di stanchezza elevati aumenta il rischio di errori e mette a dura prova la tenuta psicologica degli operatori. Lo stress cronico, se trascurato, può sfociare in sintomi di burnout, con conseguenze che vanno dall'assenteismo fino all'abbandono della professione.

La richiesta di interventi concreti

Di fronte a questi numeri, il sindacato chiede alle aziende sanitarie e alla Regione interventi strutturali. Le priorità individuate riguardano il potenziamento degli organici, una gestione più equilibrata dei turni e una limitazione del ricorso sistematico agli straordinari e alla reperibilità. Solo così sarebbe possibile restituire ai professionisti condizioni di lavoro sostenibili.

La valutazione del rischio stress lavoro-correlato, peraltro, non è un adempimento facoltativo: rappresenta un obbligo di legge che le aziende sono tenute a rispettare per tutelare la salute dei dipendenti. I risultati dell'indagine suggeriscono che, almeno in questi contesti, tali valutazioni non si sono ancora tradotte in misure realmente efficaci.

La fotografia scattata in Piemonte non riguarda solo una singola regione, ma richiama un tema nazionale: la necessità di investire sul capitale umano della sanità. Perché senza infermieri in salute, anche l'assistenza al paziente rischia di essere compromessa.

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