Spesa sanitaria: nell'Ocse resta sopra i livelli pre-Covid, l'Italia va controtendenza
I dati OECD Health Statistics 2026 mostrano una spesa sanitaria media in crescita nei Paesi Ocse, mentre l'Italia arretra all'8,4% del Pil. Un segnale che riguarda da vicino chi lavora in corsia.
A cinque anni di distanza dall'emergenza pandemica, la spesa destinata alla sanità nella maggior parte dei Paesi Ocse non è tornata ai livelli precedenti al Covid: al contrario, si è consolidata su valori più alti. È quanto emerge dai dati di OECD Health Statistics 2026, che fotografano un panorama internazionale in crescita e collocano l'Italia in una posizione di controtendenza.
Secondo il rapporto, nel 2025 la spesa sanitaria complessiva – comprensiva sia della componente pubblica sia di quella privata – ha raggiunto in media il 9,4% del Prodotto interno lordo tra i Paesi dell'Organizzazione. Un dato in aumento rispetto all'8,8% registrato nel 2019, l'ultimo anno prima dello scoppio della pandemia. In sostanza, l'esperienza del Covid sembra aver lasciato in eredità un livello di investimento nella salute più stabile e strutturalmente più elevato.
L'Italia in controtendenza
Il nostro Paese si muove in direzione opposta rispetto alla media internazionale. Se nel 2019 l'Italia destinava alla sanità l'8,7% del Pil, nel 2025 questa quota è scesa all'8,4%. Un arretramento che, seppur contenuto nei numeri, assume un peso significativo se confrontato con la traiettoria in salita del resto dell'Ocse. Mentre altrove le risorse per la salute crescono, in Italia perdono terreno.
Per chi lavora ogni giorno nei reparti, questo dato non è un semplice numero astratto. La quota di ricchezza nazionale investita nel sistema sanitario si traduce concretamente in dotazioni di personale, in disponibilità di posti letto, in tecnologie, in condizioni di lavoro e, in ultima analisi, nella qualità dell'assistenza che è possibile garantire ai cittadini.
Chi cresce e chi mantiene alta la spesa
Il rapporto evidenzia come alcuni Paesi abbiano incrementato in modo marcato le proprie risorse sanitarie. Tra questi spiccano Austria, Corea del Sud, Polonia e Repubblica Ceca, che hanno registrato gli aumenti più consistenti. Sul fronte dei valori assoluti più elevati restano invece Germania, Francia e Stati Uniti, storicamente ai vertici della classifica per quota di Pil destinata alla salute.
Il quadro che emerge racconta di sistemi sanitari che, dopo lo shock pandemico, hanno scelto in larga parte di non ridimensionare gli investimenti. La posizione italiana solleva invece interrogativi sulla capacità di sostenere nel tempo un servizio sanitario nazionale universalistico, in un contesto segnato da carenza di personale infermieristico, invecchiamento della popolazione e crescente domanda di cure.
Per la professione infermieristica, il monitoraggio di questi indicatori resta fondamentale: rappresentano una bussola per comprendere le scelte politiche future e per rivendicare le risorse necessarie a un'assistenza sicura e di qualità.

